sabato 21 giugno 2014

Oblivion

No, non mi sono dimenticata di questo blog, ma pensavo di resistere.
La comodità dell'applicazione sul telefono,  mi ha dato solo ora la forza di scrivere.

Sono successe tante cose e ho provato altrettante emozioni.
Tralasciando la giornata di ieri che, grazie al set, mi ha ridonato in quelle ore un briciolo di autostima, tutto sembra uguale e banale.
L'emicrania mi sovrasta ogni giorno e no, non c'è solo la scusa del carattere ereditario, ho la testa sovraffollata di pensieri, preoccupazioni, paranoie,  sogni e desideri.
Voglio resistere, voglio che la mia soglia del dolore aumenti e non voglio imbottirmi di medicinali inutili che alleviano il male solo i primi venti minuti.
Se nemmeno la musica giusta riesce a farla passare, l'unico modo ormai è crollare in un sonno profondo.

Ormai è passata più di una settimana e ogni notte è dominata dall'insonnia.
Cuore e mente fanno troppo rumore e i miei occhi non riescono a chiudersi.
Stranamente la notte passata sono crollata, ma dopo nemmeno un'ora un incubo mi ha svegliato e sono affogata nel terrore rimanendo sdraiata a fissare il soffitto fino ad aspettare l'alba indorare la camera.
Alla fine non dovrei starmene qua inutilmente a raccontare giornate tutte tremendamente identiche.
Ma non è così.
Sembra come sfogliare un libro e cercare di leggerlo più in fretta perché alcune parti sono troppo noiose.
Poi ti fermi un attimo, guardi indietro e vedi che ogni foglio è inchiostrato da parole, lettere e punti diversi.
Può anche differire di una sola virgola, ma è differente e te ne accorgi solo dopo.
Ma ciò che noti è che sono solo le dita e l'abitudine a cambiare pagina dopo pagina.
Il cuore è rimasto lì,  dove hai lasciato il segnalibro.

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